Se è vero (com'è vero) che l'unica costante è il continuo mutamento, come diceva Lao Tse, è ovvio che anche il mondo di Brunhilde non possa sottrarsi alla regola.
Questo blog trasloca, anzi evolve. Non più solo le mie fesserie, ma i miei links, le mie foto, le mie impressioni e tanto altro, tutto il flusso di coscienza dentro un contenitore solo. Il mio pc è rimasto dal Nonno, sto per passare all'iPad ed ho bisogno di un supporto mobile, adeguato allo scorrere del mio mondo che cambia.
Anche stavolta non ho resistito alle sirene del Duty Free, ma ho scelto nuovamente una palette che non troverei in profumeria, per la precisione questa di YSL che già altre due volte (il primo avvistamento è stato in marzo ad Heathrow) avevo riposto a malincuore sullo scaffale. Meglio non rischiare di rimpiangerla alla quarta occasione.
Quattro mesi lontana dalla mia Città natale mi sono pesati progressivamente, sempre di più: ho iniziato ad accorgermene scoprendomi a cercare le foto dei miei luoghi su Instagram, ficcanasando nei geotag altrui e sentendo la sottile, affilatissima lama della Sehnsucht passarmi a metà al rivedere la mia Piazza e le mie Torri.
I lettori emigrati sanno di che sto parlando.
Siegmund e la iNonna si amano alla follia, ed ora che lui è più cresciuto e consapevole il rapporto è diventato veramente biunivoco. Forse sarà pure merito delle videochiamate su Skype se mio figlio è così affezionato alla Nonna, chissà, fatto sta che appena si sveglia il ragazzo va a recuperare le coccole che ancora non si possono trasmettere per via telematica, io esulto e mi esorto a non esitare altri quattro mesi prima di riunirli nuovamente. Speriamo.
Essere atterrati il 7 gennaio ci ha almeno permesso di essere pronti per l'inizio dei saldi. Mentre Siegfried va con calma, io sono ancora gasata per il mio ritorno nella taglia 30 (dei jeans, ovviamente) e procedo all'acquisto compulsivo del mio capo preferito (sperando che nel frattempo la iNonna non riesca veramente a mettermi all'ingrasso, ehm ehm). Se prima di partire Siegfried m'ha regalato un paio nero da Diesel (che ho poi scoperto trattarsi di jeggings, pensate voi che nemesi!), qua ho addirittura voluto strafare e regalarmene uno interamente Made in Italy. Me l'ero promesso: quando rientrerò nella mia taglia mi comprerò un paio di Dondup - e così ho fatto.
Ovviamente sono diventati i miei nuovi jeans preferiti, e pazienza se costano un po' di più. In fin dei conti non entro da Zara da almeno 3 anni e non acquisto capi low cost da prima ancora, perciò risparmio abbastanza da potermi permettere qualche acquisto più costoso e di maggior soddisfazione (tiè!).
Sono una donna coerente.
Peccato solo che nonostante le occasioni i negozi siano tutti inesorabilmente deserti. Ribadisco che, almeno nella mia Città natale, esistono solo 3 tipologie commerciali che reggono relativamente alla miseria dei tempi:
È iniziato il 2013 (visto che ci siamo arrivati?) e tra poco finiscono le Feste.
Evviva, meno male.
Ormai lo sapete: mi differenzio dal mainstream sotto molti aspetti e quindi è ovvio aspettarsi che io sia felice di questi giorni, del finire della sbornia natalizia e dell'inverno che finalmente è entrato.
Perché l'inverno, se lo guardate bene, è buio solo in apparenza: i giorni hanno già iniziato ad allungarsi, sempre di più, gradualmente e inesorabilmente. Sui rami spunteranno le gemme. Sotto la neve cresce il grano.
A gennaio 2009 ho vissuto una delle esperienze più tristi: la mia prima gravidanza è finita prima del previsto, senza darmi il tempo di abituarmi ad esserne felice - ma è stato un inizio anche quello, di un'impresa per cui valeva la pena insistere nonostante la paura.
Gennaio è un mese di rivoluzioni silenziose.
Che lo sia anche per voi è il mio augurio, per tutto l'anno.
Abbiate pazienza, ma ci sono sviluppi sulla querelle delle condizioni d'uso di Instagram e la questione mi preme oltremodo.
Per chi non lo sapesse, ho concluso il corso in Scienze Politiche con una tesi in Storia Diplomatica. Dopo aver sostenuto parecchi esami d'indirizzo, mi sono resa conto che la diplomazia a volte così criptica, cinica, coerente e machiavellica, era quella che più somigliava alla dietrologa che mi sono sempre sentita. Una fulminazione, veramente - per un po' ho addirittura accarezzato il sogno di diventare analista strategico. Perché la storia raramente la fanno le masse proletarie in movimento da sole.
Quindi, il mio studio ha definitivamente formato la mia natura, ha impostato il mio modo di ragionare e di presentarmi. Ha accentuato la mia natura sospettosa e la tendenza a guardarmi alle spalle col sorriso in faccia. Ho già spiegato che c'è Brunhilde, qua, e poi c'è una donna di 37 anni in carne, lardo ed ossa con un nome, un cognome, un codice fiscale, delle tessere del bancomat, carte di credito, tessera elettorale ed una caterva di tesserine fedeltà e raccolte di punti che voi nemmeno v'immaginate (addirittura quella del fornaio, che mi timbra una casella ogni pagnotta che acquisto, e poi me ne regala una a cartella completata - Kleinvieh macht auch Mist!). Brunhilde e la donna di 37 anni non si frequentano, anche se convivono nello stesso essere umano (veramente ci sarebbero anche un altro migliaio di profili nascosti nel mezzo, ma questo forse è meglio raccontarlo alla mia amica Psicologa, va'...). Usano indirizzi e-mail diversi, passwords diverse, accounts diversi.
Quindi, se come credo Facebook finirà per inglobare progressivamente Instagram nel suo universo, io dovrei stare abbastanza tranquilla. Forse non venderanno o cederanno alle aziende le nostre fotografie, ma le informazioni anagrafiche e personali su studi, gusti, tendenze etc. etc. (quelle fornite a Facebook alla registrazione e con ogni singola, quotidiana interazione) sì. Le eventuali informazioni commercialmente rilevanti che si potrebbero estrapolare dalle boccacce di Brunhilde davanti alla vetrina di Chanel, invece, non serviranno a tracciare i gusti della donna di 37 anni (che s'è cancellata da quel dì da Facebook).
Che potrebbe comunque stufarsi lo stesso e salutare, prima o poi.
P.S. La trentasettenne ci tiene ad informarvi di essere rimasta una discreta analista politica. Finora.
Alle volte è comodo essere una persona qualsiasi, non una celebrità, una twitstar o una wannabe VIP.
Stavo riflettendo sul polverone successivo all'annuncio di Instagram/Facebook sul cambio delle loro condizioni d'uso (e relativa -apparente, secondo me- marcia indietro) e sono giunta ad alcune conclusioni:
Indipendentemente dall'intenzione di chiudere o no il mio account (che peraltro resta abbastanza certa), ho preferito cancellare molte mie vecchie foto. Visto che comunque andare a ritroso è un po' lento e complicato, che comunque resteranno su Tumblr e sul mio Hard Disk e che ho (sempre avuto) il terrore di essere sovraesposta, a prescindere dalle mie future azioni un po' di pulizia non guasta. (Siate sinceri: voi andate a vedere le prime foto di chi ne ha pubblicate più di 2/3000? Ecco)
Il social network a cui sono più legata, e tramite il quale ho conosciuto tante persone simpatiche, intrattenuto discussioni serie e meno serie, scoperto notizie, promozioni e altro, è Twitter. La mia presenza là mi è infinitamente più cara che su Instagram o qualsiasi altro social network fotografico (ad alto tasso di sostituibilità).
Anche se non pago niente (e ribadisco che sarei disposta a farlo), non voglio essere trattata come un prodotto o un numero. Non sono abituata a fare numero, preferisco qualità a quantità. Non ho alcun rimpianto al pensiero di perdere i miei followers su Instagram, visto che molti di loro lo fanno pure su Twitter ed interagiscono con me.
In conclusione: se mi volete bene e volete seguirmi davvero, restate con me su Twitter.
E tanti saluti alla fine del mondo.
Siccome sono previdente, ho scattato questa foto in Giamaica, quest'estate, e me la sono tenuta pronta. Arrendetevi.
Dunque, è ufficiale (e me l'ero immaginato, a suo tempo - ricordate?): dal 16 gennaio le Condizioni d'uso di Instagram cambiano. In peggio, è chiaro.
Time to say goodbye.
Se volete continuare a vedere le mie foto, mi troverete qua, magari pure su Flickr (anche se forse dovrò pagarmi un account Pro, ma almeno questo mi tutelerebbe maggiormente), ma certamente non intendo regalare le mie foto, con tutti i ricordi, le emozioni e le implicazioni collegati, a Facebook.
Il 15 gennaio il mio account Instagram si autodistruggerà. Qua tutte le istruzioni per chi fosse interessato.
Oh, come sono felice, ma veramente, brutalmente felice, di non aver mai pubblicato immagini di mio figlio (quelle che c'erano, se vi ricordate, lo ritraevano di spalle o da angolazioni parziali, e le ho cancellate tutte appena è stato ufficiale l'arrivo di FB)!
Nessuno approfitterà della sua bellezza, è solo per me e Siegfried.
Postilla:
Leggo su Twitter di persone che, giustamente, notano come sia comunque abbastanza difficile che la propria faccia finisca realmente nelle mani di qualche azienda o agenzia di pubblicità. Nel mio caso, poi, è altamente improbabile, a meno che non servisse per la parte del "prima" a qualche centro di rifacimento connotati e/o miglioramento del proprio aspetto.
Quel che conta è il principio, ragazzi. Se tollero questo in nome della legge dei grandi numeri, poi fra qualche tempo forse abbozzerò pure di fronte a qualche ulteriore diminuzione o privazione delle mie legittime pretese.
Tutti sono utili, nessuno è indispensabile. Se - ahimé! - vale per la gente, figuriamoci per le Apps.
A proposito: come reagiranno celebrities, VIPs, morti di fama e fèscionàicons all'esproprio delle loro foto da Instagram?