domenica 25 aprile 2010

Art Cologne


Proseguo sulla linea della scorsa settimana, con un altro post bello pieno di foto (che mi pare abbiate abbondantemente gradito) di arte ed affini. Eh già, perché quel gentiluomo di Siegfried ieri m'ha invitata a Colonia per visitare la fiera Art Cologne e, come Dio ha voluto, è stata pure una giornata assolata e caldissima, quasi mi sembrava di essere in Italia. Una visita a Colonia non può che iniziare dal Duomo, anche se si conosce già: ogni volta c'è una luce diversa ed è sempre magnifico - inoltre, per chi non c'è stato mai, è proprio attaccato alla stazione ferroviaria.. 
 
Dopo un breve giretto in centro (a me piacciono più i negozi di D'dorf, ammetto), abbiamo attraversato il Reno sul ponte degli Hohenzollern ed ecco un'altra sorpresa. Moccia ha dei fans anche qui, o dev'essere un'abitudine che s'è misteriosamente propagata in Germania.. Tutte le reti di protezione che separano la corsia pedonale del ponte dalla zona riservata ai treni hanno appesi migliaia di lucchetti colorati. Abbiamo assistito in diretta alla cerimonia di chiusura e lancio nel Reno della chiave dell'ennesimo lucchetto anche noi, mentre passavamo verso l'altra riva. 

 Arrivati in Fiera, mi sono resa conto di alcune cose, che elenco in ordine sparso:
  1. i tedeschi abbienti, oltre a fare shopping per le mogli da Hermès e da Gucci, non lesinano sull'arte - antica o moderna. Quelli che visitano le fiere di questo tipo, poi, non danno a vedere la loro evidente disponibiltà finanziaria, ma si aggirano tra gli stands delle varie gallerie con un voluto, eccellente understatement;
  2. in tutta onestà, mi sarei pure stancata di vedere tutte queste ragazze carine girare con delle montature nere e pesanti modello Nerd. Non se ne può più, è pieno e non sono nemmeno più originali;
  3. ancora una nota sulle visitatrici donne: ma avranno davvero creduto di camminare comode, mettendosi le ballerine? Mah.
A questo punto devo chiarire che, tra i due, Siegfried è quello più aggiornato sull'arte dagli anni Cinquanta in poi, quotazioni comprese. Io mi limito ai grandi nomi, quelli che vedo nei musei d'arte contemporanea, e cerco di non confondermi troppo (però, a mia discolpa, aggiungerò pure che su Picasso conosco vita, morte e miracoli), mentre il mio adorato compagno riconosce i vari pittori astratti e si tiene aggiornato sui prezzi. Per l'appunto, poco dopo essere arrivati, ha subito notato delle splendide tele di Shiraga, che avevamo scoperto la settimana scorsa proprio all'esposizione al Museum Kunst Palast. Peccato non avere qualche mezza milionata di Euro da parte..  Continuando la visita, mi sono spesso sentita una provinciale ignorantella di fronte a tele ed installazioni che, in tutta sincerità, mi hanno lasciata perplessa: sapete quelle cose informi di fronte a cui si pensa: "vabbè, ma questo saprei farlo anch'io!" (ma che, come ebbe a replicare anni fa un mio arguto interlocutore, non si fanno!)? Ecco, quella sensazione lì.

Alla fine della fiera mi sentivo abbastanza stanca, un po' per il caldo e un po' per tutta quella sovraesposizione artistica, come potete constatare osservando la mia espressione, da perfetta rimbambita, nella foto che vi lascio per accommiatarmi..

giovedì 15 aprile 2010

Che pizza!!


Anche se Düsseldorf (analogamente alla Germania intera) è piena di pizzerie, devo ammettere che è sempre difficilissimo per me trovare quella giusta. Sarò mica troppo esigente? Ma nooo! Sono soltanto un'italiana, che pretende di papparsi un'autentica pizza italiana, come Dio comanda.
 
In Germania, infatti, c'è una pletora di preparazioni alternative, che raramente somigliano alla vera pizza italiana. Anche quando a prepararla sono i miei stessi connazionali, e questo è il colmo. Ecco l'esempio più grossolano, quello che per me già decide se entrerò o continuerò a cercare: il formaggio. La vera pizza si fa esclusivamente con la mozzarella. Punto. E invece mi tocca leggere quasi sempre, sulla lista degli ingredienti allegata ai menù per strada: "Pomodoro, formaggio." Formaggio?? Il gouda con la pizza non c'entra niente! Moltissimi italiani non hanno nemmeno idea di com'è fatto, questo formaggio olandese!

Sono giorni che vado alla ricerca della mia pizzeria qui a Düsseldorf. Quella in cui andare quando non ho voglia di stare a casa, dove posso parlare italiano e fidarmi. Non m'aspetto soltanto la mozzarella, vorrei pure il forno a legna. E, siccome sapete quanto sia feroce il mio odio per la cucina fusion, m'aspetterei che nella Pizzeria Dei Miei Sogni non esista nemmeno l'idea di zozzerie come la pizza Hawaii. Sarà difficile, ma non impossibile. Insisterò.


VADE RETRO!!!!
Pizza Hawaii
 Fonte/Quelle: http://www.flickr.com/photos/tericee/3920915538/Attribution-Non-Commercial-Share Alike 2.0 Generic

domenica 11 aprile 2010

A Single Man


Oggi pomeriggio sono andata al cinema con Siegfried. Visto che il tempo sembrava mettersi al brutto, abbiamo pensato di consolarci con qualcosa di bello al cinema: il primo film (A Single Man) dell'ex direttore creativo di Gucci, Tom Ford. È decisamente un'opera che merita di essere vista, non solo per la bellezza della storia, ma anche perché tutto il film è un compendio dell'estetica più pura del Signor Ford. Con delle riprese raffinatissime entriamo subito nel mondo malinconico di un professore inglese residente negli Stati Uniti che, alcuno mesi prima, ha perso il suo compagno e (siamo nel 1962) è costretto a piangerlo in segreto. 
Colin Firth è un protagonista perfetto, Julianne Moore incarna senza ombre l'eleganza degli anni Sessanta e la fotografia riesce ad essere innovativa e classica allo stesso tempo. 
Per finire, le domande che il film si pone sono sempre attualissime: esiste una differenza tra una relazione "normale" ed una omosessuale o la sofferenza che si prova è la stessa? Si può sopportare il peso continuo di una lenta e solitaria quotidianità o alla fine contano soltanto i momenti che siamo riusciti a condividere con qualcuno?
Plaisir d'amour ne dure qu'un moment, chagrin d'amour dure tute la vie..