lunedì 28 maggio 2012

Sul perché Aldi non verrà mai in Italia

Esimi lettori, premetto che se non frequentate la Germania potreste ignorare di cosa parlerò in questo post. Vi consiglio perciò di leggervi il presente link, e poi tornare qua.
Fatto? Posso continuare?

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http://www.flickr.com/photos/schneelocke/377498126/ 


Orbene, se mi seguite un po' su Twitter ed Instagram vi sarete accorti che, dopo una notte a Bologna, sabato mattina Siegfried, Siegmund ed io siamo rientrati in Germania. Dopo tre settimane d'assenza (mia e del piccoletto, Siegfried è mancato solo una) e dovendo affrontare due giorni festivi, ho pensato di andare a fare un po' di spesa grossa all'ALDI (concetto che, se avete fatto bene i compiti ed avete letto l'introduzione, ormai dovrebb'esservi meno oscuro). Cosa comprare? Beh, più o meno: pane, latte, mozzarelle, pomodori, zucchine, sugo (bio), carta igienica, dischetti imbevuti levasmalto, toast, quark e formaggio spalmabile, prosciutto cotto.  Ribadisco: all'ALDI non ci fanno la spesa soltanto quelli che prendono i 350€ (circa) al mese dell'Harz IV, ennò!, ma pure chi, come dicono i padroni, sa fare i conti. Da qua m'è partito il paragone col pilota automatico: quanto avremmo speso in Italia? Qui poco più di 20€. Lo so, lo so!, che in Italia sono presenti altre catene di discount (tra cui Lidl, tedesca pure lei, che però vende pure prodotti di marca), ma ci avete mai fatto un giro? Sono popolati perlopiù da persone che veramente devono tirare la cinghia, ed il consumator sapiens va in giro quasi con la coda tra le gambe. La iNonna (e molte altre casalinghe italiane, ahimè) ha il pregiudizio: discount = pessima qualità. E non glielo leverete, nemmeno con le bombe, per cui non trova niente di male nello spendere quasi il triplo per un litro di latte intero fresco. Perché, e qui arrivo alla mia amara e diabolica supposizione, in Italia il consumatore si basa su di un assioma suicida: per essere di qualità, dev'essere caro.
Capito, adesso, perché son convinta che ALDI se ne resterà lontano dalle mal vietate Alpi?

mercoledì 23 maggio 2012

Il tempo ritrovato

Il mio rapporto con Perugia è sempre stato controverso. Non è una città che mi attrae: tortuosa, impervia, buia e piena di saliscendi. Tuttavia mi piace tornarci e ritrovare i miei vecchi ricordi, seminati per le strade che percorrevo quasi ogni giorno correndo a lezione..

La stazioncina di Città di Castello

di corsa per le Scalette di Sant'Ercolano
I tre Santi patroni..
e le tre Grazie
via Maestà delle Volte
e la seconda parte dello step in pietra
Purtroppo la città è cambiata molto negli ultimi 11 anni. Sempre meno negozi tipici: alcuni lasciano il posto ai soliti franchising, altri chiudono e basta. Gli studenti prendono ancora il trenino ma le loro facce mi sembrano meno ottimiste.
Però, mentre ci dirigiamo verso Piazza Morlacchi, arriva il colpo basso: c'è un artista di strada che suona con la fisarmonica l'autre valse d'Amélie. Improvvisamente, in mezzo agli studenti, ecco che spunta una con delle Adidas alte blu, i jeans ed uno zainetto verde. Porta degli assurdi occhiali in acetato blu pure lui, studia Scienze Politiche (sogna addirittura di partire per l'Erasmus) e si chiama Brunhilde.


P.S. Se ve ne capita l'occasione, andate a vedere la mostra su Luca Signorelli alla Galleria Nazionale dell'Umbria. È favolosa.

lunedì 21 maggio 2012

Ostinatamente - ovvero: il mio manifesto

Diventerò grande, accadranno tante cose e toccherò il fondo molte volte. Soffrirò molte volte e molte volte mi rimetterò in piedi. Non mi lascerò sconfiggere. Non mi lascerò andare.

Le cucine dei sogni.

Ne avrò infinite. Nell’anima, nella realtà, nei viaggi. Da sola, con tanti altri, in due, in tutti i posti dove vivrò. Sì, ne avrò infinit
e.
Banana Yoshimoto, Kitchen (1991)

Prima di Siegmund, di Siegfried ed addirittura di Brunhilde ero un'adolescente sovrappeso ma non proprio obesa. Di certo le mie curve non erano distribuite bene e tendevano all'iperbole. Verso i vent'anni esagerai con la pastasciutta, trascurai l'insalata e le verdure e mi resi conto che Nizan aveva ragione da vendere.
La iNonna, che all'epoca era semplicemente mia madre, mi perseguitava ripetendo un giorno sì e l'altro pure lo stesso immutabile mantra: «Sei grassa! Stai male! Mangia di meno!», ma io non l'ascoltavo, semplicemente perché in quel momento l'estetica era un aspetto irrilevante della mia vita ed il mio orgoglio si contentava di altre gratificazioni. Finalmente, un giorno di novembre del 1995, mi son vista nello specchio per quel che ero. Rimbaud ingiuriò la bellezza assisa sulle sue ginocchia, io feci il contrario: presi a sberloni la mia mollezza nutrendomi della mia tenacia.
Aggiornai le indicazioni del dietologo da cui ero andata, mi iscrissi in palestra. A Perugia, andando a lezione, presi ad evitare le scale mobili preferendo lo step in pietra di quelle di Sant'Ercolano. Una stagione intensissima, di esami macinati a ritmi furibondi,  taglie dei vestiti che scalavano verso il basso in un ribollire di armadi accompagnata dal Leitmotiv degli Oasis che pulsava ossessivamente: «Where were you while we were getting high?»


Nel mio folle volo verso la Supernova, dall'inverno all'estate lasciai per strada circa 20 kili - ma nemmeno così la iNonna era felice. Il suo nuovo mantra recitava: «Non ti nutri abbastanza! Stai male! Mangia di più!». Ho seguitato a non ascoltarla - perché 62 kili per 1,74 metri non sono certo indice di denutrizione, il mio rendimento universitario non era mai stato così brillante e gli esami clinici confermavano che ero sana.
La mia personale Saison en Enfer culminò in una feroce gloria rock.
Durante tutti gli anni dal 1996 al 2009 ho sempre cercato di gestire il rapporto con la bilancia mantenendolo equilibrato, finché è arrivato un bambino perfetto, sano e bellissimo. Lui normopeso e con una gran fretta di crescere, io appesantita e stanca. Muggire ininterrottamente per sei mesi è incompatibile con la dieta, ahimè, e la mia costituzione resta pur sempre quella di una donna-mamma ancestrale. 
Non è più il tempo per la palestra tutti i giorni, spesso piove e quindi niente passeggiata. Oppure non si combina bene col ritmo veglia-sonno-attività, quindi niente lo stesso.
Ho masticato amaro.
Ritorni in Italia, cene, rimpatriate, feste comandate: perdite di tempo a non finire.
Il viaggio non è ancora terminato, ma riconosco il traguardo.

Ich kann nicht anders.

domenica 13 maggio 2012

13 maggio 1998

Dopo una mattina di lezioni all'Università, torno a Città di Castello col trenino-diligenza. Pochi giorni prima ci sono stati i colloqui per le borse di studio Erasmus ma non sono ancora uscite le graduatorie. 
Nel tardo pomeriggio arriva una telefonata dalla Professoressa che coordina gli scambi fra i vari Paesi: 

«Ma signorina Brunhilde! Non ha visto che abbiamo pubblicato l'elenco dei borsisti che sono stati accettati?»

Eeeh, no, veramente no. 
Perché l'avete affisso nel primo pomeriggio ed io ero già partita.

«Lei è stata selezionata per francese e tedesco, deve decidere entro domattina!!»


Veramente ho sempre voluto la Germania, sa.. Ho fatto tutt'e due i colloqui per puro capriccio, per il gusto di dire: «potevo addirittura scegliere». Ma io punto a Münster. 


«.. anche se ormai c'è rimasto poco da scegliere, visto che per la Francia c'è soltanto Aix-en-Provence e per la Germania Münster.»


Caro Siegmund, il tuo destino è iniziato così. Esattamente 14 anni fa.

mercoledì 9 maggio 2012

Sfumature, speranze sfumate, dicotomie apparenti da Basso Impero e domande aperte.

Da quando c'è Siegmund tornare dai Nonni in visita è un pochino più complicato. Devo organizzarmi con maggior anticipo e, per evitare di stressarlo troppo, mi fermo sempre almeno un paio di settimane. La mia routine consiste nell'arrivare da sola col ragazzo, aspettare 10/15 (anche 20) giorni a Città di Castello e poi ripartire con papà Siegfried, che in genere resta l'ultima settimana. Dall'ultima tournée in Patria ad oggi sono passati quasi 4 mesi, durante i quali la iNonna s'è consolata della distanza con lunghe conversazioni via Skype (grazie, Steve).

Ogni volta che torno in Italia, tuttavia, appena scesi dall'aereo ed oltrepassato il varco della zona arrivi, il flusso di coscienza delle sfumature tra Germania ed Italia inizia ad attraversarmi come un fascio di neutrini. Stavolta sono rimasta stupita nel notare come, tra i soliti gruppi di autisti-accompagnatori di comitive-tassisti e affini che attendono i passeggeri col cartello con su scritto Frau Brunhilde ce ne fosse uno che si distingueva per il tipo di supporto. Mentre gli altri infatti reggevano un cartone con scritto (a mano o al massimo stampato) il nome della persona da ritirare, lui aveva.. un iPad!!! Notevole, nevvero? E già lì ho pensato che il motto di Oscar Wilde, posso privarmi di tutto tranne che del superfluo, si adatti particolarmente alle abitudini consumistiche del nostro Paese. Durante la sosta in Autogrill col nostro ormai-quasi-autista-fisso, Riccardo (ripetete con me, tutti insieme: GRAAAAZIEEEE, RICCARDO!!), poi, ho nuovamente notato come il trend wannabetronista vada per la maggiore fra gli italiani di genere maschile tra i 14 ed i 55 anni: occhiale-parabrezza, sopracciglio pinzettato, carnato lampadato, maglietta con logo bene in vista e scollo profondamente a V che esalta il petto depilato su cui spicca la catenona modello bicicletta - dulcis in fundo. Non che in Germania non ci siano i burini, eh!, solo che lassù o sono rimasti fermi agli anni Ottanta oppure non tentano di darsi questa patina finto-chic per nascondere la propria tamarraggine. Studiano meno, forse, e sono più spontanei - diciamo che il burino tedesco è ancora un diamante grezzo, ecco. Comunque, non sono belle cose da vedere quotidianamente. Sopratutto se le aggiungiamo al fatto che, puntualmente, ogni volta che torno qui trovo meno negozi aperti - gli unici in controtendenza sono le agenzie immobiliari. Qua potrei chiosare come per i nostri connazionali il possesso di quattro mura, anche prefabbricate, tirate su in fretta, senza alcuna attenzione all'efficienza energetica o all'estetica, sia ben più di uno status-symbol (e sembri contraddire quanto ho teorizzato sopra, sulla scorta di Oscar Wilde). Salvo poi trovarsi senza lavoro, ricevere un'offerta fuori regione e rifiutarla «perché ormai ho comprato casa qua - e non ho finito di pagarla». Non sarà soltanto per questo particolare, ma il fatto che i tedeschi siano più portati a trasferirsi armi e bagagli, con famiglia al seguito, in presenza di valide offerte lavorative, forse contribuisce a spiegare in minima parte le differenze nella crescita dei rispettivi PIL.
Ultima chiosa: l'altro ieri, ascoltando la radio, ho sentito una frase tipo «le severe misure economiche  che la Cancelliera Merkel sta imponendo all'Europa».. Ma veramente vi raccontano 'ste caprate??
No, perché nel caso avrei una precisazione da fare e una domanda da porvi:
Precisazione: Frau Merkel è un Doktor in Fisica. In quanto Bundeskanzlerin, rappresenta il proprio Paese ma vi garantisco che chi detta la linea economica è il suo collega di Governo e di partito, il Ministro delle Finanze Schäuble. Quindi, se proprio volete immaginarvi il tedesco severo/Babau, visualizzate lui. Se proprio, ripeto.
Domanda: si può sapere perché la Bundesrepublik dovrebbe ulteriormente indebitarsi per salvare un Paese che non ha saputo far pagare le tasse a tutti? Perché mai, tra una ventina d'anni, Siegmund dovrebbe rischiare di avere meno ore di lezione all'Università o meno prestazioni da parte dello Stato Sociale? Nel suo caso potrei ancora capire, visto che Siegmund è pure italiano. Ma perché deve darglieli lui, all'Italia, i soldi che tanti furboni nullatenenti ma proprietari di panfili non hanno pagato (e continuano a non pagare)?